EMDR

L’essere umano, per il semplice fatto di “essere nel mondo”, è inevitabilmente esposto alla possibilità di vivere esperienze potenzialmente traumatiche.

Esistono traumi definiti “con la T maiuscola”, ovvero eventi caratterizzati da una concreta minaccia all’incolumità fisica o psicologica dell’individuo, o di una persona a lui cara. Ne sono esempi le calamità naturali, gli incidenti stradali, le aggressioni, le violenze sessuali, l’omicidio o il suicidio di una persona significativa, così come la ricezione di una diagnosi grave o infausta.

Accanto a questi, esistono i cosiddetti traumi “con la t minuscola”, esperienze che, prese singolarmente, possono apparire meno rilevanti, ma che possono assumere un peso significativo quando si ripetono nel tempo, oppure quando vengono vissute durante periodi di particolare vulnerabilità, soprattutto nell’infanzia. Paure, abbandoni, umiliazioni, trascuratezza o esperienze di rifiuto possono lasciare un’impronta profonda, influenzando nel corso della vita il modo in cui percepiamo noi stessi, le nostre emozioni, i nostri comportamenti e le relazioni con gli altri.

La ricerca in ambito neurobiologico ha evidenziato come le esperienze traumatiche possano lasciare tracce persistenti nel funzionamento del cervello, sia nel caso di eventi traumatici maggiori sia nel caso di esperienze relazionali ripetute e apparentemente meno rilevanti.

Nel trauma con la T maiuscola, il ricordo dell’evento può rimanere estremamente vivido: le immagini, le emozioni e le sensazioni corporee possono ripresentarsi con un’intensità tale da far percepire l’esperienza come se stesse accadendo nuovamente, anche a distanza di mesi o anni. La persona può continuare a sperimentare paura, vulnerabilità e orrore, reazioni frequentemente associate al Disturbo da Stress Post-Traumatico (DSPT).

Anche la sofferenza derivante dai traumi relazionali, i cosiddetti traumi con la t minuscola, può essere profondamente invalidante. Insicurezza, bassa autostima, senso di colpa, ansia, attacchi di panico e difficoltà nelle relazioni possono rappresentare alcune delle conseguenze di esperienze che, pur non avendo necessariamente la caratteristica di un evento traumatico unico e improvviso, hanno progressivamente inciso sul senso di sé e sulla percezione del mondo.

Quando un’esperienza traumatica rimane irrisolta, possono persistere nel tempo pensieri, emozioni e sensazioni corporee disturbanti. Le ricerche neuroscientifiche hanno evidenziato che i ricordi associati a esperienze traumatiche possono essere elaborati e immagazzinati in modo differente rispetto ai ricordi ordinari. È come se l’esperienza rimanesse, almeno in parte, “congelata”, separata dal normale flusso della memoria autobiografica e dalla consapevolezza che appartenga al passato.

Per questo motivo, un ricordo traumatico può continuare a influenzare il presente, condizionando il modo in cui interpretiamo ciò che accade, le emozioni che proviamo e il significato che attribuiamo alle nostre esperienze.

L’EMDR

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, ovvero Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) è un approccio psicoterapeutico sviluppato nel 1989 dalla psicologa statunitense Francine Shapiro. Nel corso degli anni è stato oggetto di numerosi studi scientifici e viene utilizzato nel trattamento del Disturbo da Stress Post-Traumatico e di altre problematiche correlate a esperienze traumatiche.

Il percorso terapeutico inizia con una fase di conoscenza e raccolta della storia personale del paziente. Insieme al terapeuta vengono individuate le esperienze che possono aver contribuito allo sviluppo della problematica attuale, che può manifestarsi, ad esempio, attraverso ansia, attacchi di panico, fobie, sintomi depressivi o difficoltà relazionali.

Successivamente, i ricordi individuati vengono progressivamente elaborati attraverso il protocollo EMDR. La persona viene invitata a portare l’attenzione sulle immagini, sui pensieri, sulle emozioni e sulle sensazioni corporee associate all’esperienza, mentre il terapeuta utilizza una stimolazione bilaterale, spesso attraverso movimenti oculari alternati da destra a sinistra.

La stimolazione bilaterale è stata messa in relazione con i processi di elaborazione delle informazioni e con alcuni meccanismi neurofisiologici coinvolti nell’elaborazione della memoria. L’obiettivo del trattamento è favorire una rielaborazione dell’esperienza affinché il ricordo possa essere integrato nella storia personale senza continuare a provocare lo stesso livello di sofferenza.

Dopo un efficace percorso di elaborazione, la persona non dimentica ciò che è accaduto, ma può arrivare a percepirlo realmente come qualcosa che appartiene al passato. Il ricordo rimane accessibile, ma perde progressivamente la sua capacità di riattivare le emozioni e le sensazioni corporee che lo accompagnavano.

I pensieri intrusivi possono attenuarsi, le emozioni diventare meno intense e le sensazioni fisiche associate al trauma ridursi. L’esperienza viene così ricollocata all’interno della propria storia personale, acquisendo un significato nuovo e più integrato.

Il percorso psicoterapeutico può inoltre favorire una maggiore consapevolezza di sé, una migliore capacità di vivere nel qui e ora, una maggiore fiducia nelle proprie risorse e un rafforzamento del senso di valore personale.

L’obiettivo non è cancellare ciò che è accaduto, né modificare il passato. Ciò che è successo non può essere cambiato; può però cambiare il modo in cui quel ricordo vive dentro di noi.

Attraverso l’elaborazione dell’esperienza traumatica, ciò che un tempo rappresentava una fonte di sofferenza può essere progressivamente integrato nella propria storia, lasciando spazio a nuove risorse e a una maggiore possibilità di vivere il presente con consapevolezza, sicurezza e libertà.

Credits ASSOCIAZIONE EMDR PER L’ITALIA – http://www.emdr.it/